Presso la libreria Gabi International di Roma si sono tenuti due
dei workshop organizzativi per il GayPride Roma 2010.
Per tutti pubblichiamo brevi sintesi di quanto accaduto:
-Workshop IL PRIDE DI TUTTI, Roma 2010 -
lunedì 3 maggio '10
PER UN NUOVO GAY PRIDE: CRONACA DI UN EVENTO
Una tiepida serata di maggio, in una libreria del quartiere San Giovanni di Roma si raccolgono alla spicciolata decine di persone. Perché? Per assistere a un workshop il cui tema era: IL PRIDE DI TUTTI.
E difatti a gremire la sala conferenze della libreria Gabi sono arrivati rappresentanti delle principali associazioni gay romane, ma anche gente comune, che non è più iscritta o non è mai stata iscritta a un’associazione. Uomini e donne dai 7 anni ai 70… No, non è un modo di dire: è cronaca di un evento che ha coinvolto lesbiche, gay, trans, etero e simpatizzanti di variegata età, classe sociale, mestiere e appartenenza politica.
Tutto ciò era già fantastico, ma ancora più entusiasmante è stato seguire lo svolgimento della serata condotta in modo encomiabile dalla dott.ssa Maria Ciccopiedi.
Già, perché la prima cosa che viene in mente – vista la notoria conflittualità insita nei movimenti LGBTQ – è: quanto sangue è corso? La forza pubblica è arrivata in tempo per sedare gli scalmanati? Ci sono stati arresti? E quanti ricoveri nei pronto soccorso cittadini?
Ma questi sarebbero sospetti, insinuazioni del tutto avulsi alla realtà che ieri sera abbiamo visto svolgersi davanti ai nostri occhi. Più di 60 persone si sono sedute in circolo, dopo essersi presentati gli uni agli altri (semplicemente declinando le proprie generalità, età, appartenenza o meno ad associazioni LGBTQ, e – in alcuni casi – le aspettative che riponevano nel workshop), hanno raccolto le linee guida per la serata che la dott.ssa Ciccopiedi ha esposto: mezz’ora di tempo per scrivere le proprie idee sull’organizzazione per UN NOVO GAY PRIDE.
Tutti erano stati dotati preventivamente di carta e penne, ed è stato splendido vedere persone così differenti tra loro chinare la testa e impegnarsi a riversare sui fogli le proprie idee, i progetti, le aspettative e i propri sogni sul Pride.
Se una mosca avesse volato nella sala la si sarebbe sentita!
Le indicazioni per redarre questo scritto erano poche e semplici, ma assolutamente chiare:
riversare sulla carta il proprio “Pride ideale”, quello a cui si sarebbe da sempre voluto partecipare, quello che avremmo voluto veder sfilare per le vie della nostra città. Erano superflue considerazioni critiche su quanto fatto in passato, non era richiesto un’ideazione assolutamente innovativa. Essenziale era creare un flusso di idee, proposte, progettualità per la realizzazione di UN NUOVO GAY PRIDE.
Dopo circa mezz’ora si è conclusa la fase di stesura e la dott.ssa Ciccopiedi ha invitato i partecipanti a leggere ed esporre quanto avevano scritto.
La mia cronaca – a questo punto – non scenderà nel dettaglio di quanto risultato da questo workshop.
E questa è dettata da due motivazioni:
- Il workshop non si è concluso con il primo incontro di lunedì 3 maggio 2010.
e
- Il rispetto dei ruoli, spetterà infatti agli organizzatori il compito di rendere noti i risultati.
Vi evidenzio solo una cosa: i contenuti sono stati molteplici, interessanti, spesso innovativi rispetto a quanto siamo abituati ad associare ai Gay Pride italiani.
Quello però che alla cronista spetta ancora di fare è di relazionare gli assenti sul clima e sul valore dei contenuti emersi.
Un solo aggettivo: FANTASTICO, definisce perfettamente sia il primo che il secondo.
Uomini e donne felici di incontrarsi, di ascoltarsi, di stare insieme, di seguire finalmente i propri ideali.
Non c’è stato nessuno che ha creduto necessario alzare la voce, imporsi sugli altri, sopraffare le idee di qualcun altro.
FANTASTICO, lo ripeto.
E non è neppure finito tutto con la conclusione del workshop. A riunione conclusa, nessuno aveva voglia di andare via, di mettere fine a questo evento forte e coinvolgente, e in tanti si sono fermati a lungo a discutere e a commentare subito fuori della libreria, per le strade di una città che lentamente scivolava nel sonno di quella splendida serata di primavera.
Un Post Scriptum… il pensiero della piccola Maia sul Nuovo Gay Pride - che anche lei ha messo nero su bianco insieme agli altri - : «Io vorrei tanti palloncini colorati, e poi acqua, coca cola, dolcetti e vino per tutti e tanta musica e tutti a ballare!»
Flaminia P. Mancinelli
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-Workshop IL PRIDE DI TUTTI, Roma 2010 -
lunedì 10 maggio '10
PRIDE DI TUTTI – Secondo incontro – lunedì 10 maggio 2010
Pioggia e temperatura fredda non hanno frenato l’entusiasmo delle persone che hanno raggiunto la libreria nel quartiere San Giovanni di Roma per partecipare al secondo workshop IL PRIDE DI TUTTI. Ancora una volta la libreria era gremita: c’erano i rappresentanti delle principali associazioni e tante persone comuni (o come si diceva un tempo “cani sciolti”), tutti avevano voglia di continuare a dare il loro contributo per realizzare la manifestazione, nata per ricordare gli eventi di Stonewall (nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969), e divenuta un momento importante per tutto il movimento LGBTQ.
Il lavoro da svolgere era tanto e gravoso, così la dott.ssa Maria Ciccopiedi ha aperto il wokshop comunicando i quattro gruppi di lavoro e invitando i partecipanti a scegliere il proprio gruppo. Per poter lavorare meglio ad ogni persona è stato consegnato il documento con la sintesi delle proposte emerse nel primo workshop e raggruppate per temi, temi che hanno dato vita ai quattro gruppi di lavoro:
DOCUMENTO POLITICO (coordinato da Alessandro Poto ), MANIFESTAZIONE (coordinato da Lucky Amato), EVENTI COLLATERALI (coordinato da Roberto Scotto) e COMUNICAZIONE (coordinato da Alessandra Filograno).
Gran trambusto in libreria: immaginate più di 40 persone che si spostano con le sedie per organizzare il proprio gruppo, posizionarsi in circolo e iniziare a parlare e confrontarsi senza pregiudiziali per dare vita a una proposta realizzabile.
Ecco questo ero il punto focale: trasformare le idee emerse durante il primo workshop in proposte realizzabili, tenendo conto anche dei tempi stretti a disposizione. Questa precisazione è doverosa, spiega perché si sono dovute accantonare alcune belle idee… semplicemente perché era impossibile realizzarle nel tempo a disposizione.
I gruppi hanno lavorato attivamente e tranquillamente, infatti non vi sono stati litigi o malumori, tutti hanno espresso la propria idea e alla fine i coordinatori sono stati in grado di presentare all’assemblea, nuovamente riunita, quanto emerso da ciascun gruppo.
Per chi desidera approfondire le diverse tematiche, e conoscere in dettaglio la costruzione del Pride romano 2010, vari gruppi, su Google sono stati creati dei gruppi di discussione, raggiungibili via Internet e che potete trovare in questo pagina Web:
http://www.nidodellafenice.it/omnia/rainbow_prideditutti2010.html
L’idea del cambiamento che ha dato vita al workshop ha contagiato tutte le persone, infatti , proposta di non coinvolgere i partiti è emersa forte e chiara nei diversi gruppi e si è già concretizzata nel primo comunicato stampa distribuito alle agenzie.
In estrema sintesi: il Roma Pride 2010 si terrà sabato 3 luglio, non coinvolgerà i partiti politici, sarà una festa di orgoglio civile per tutti i cittadini e avrà come slogan: ogni bacio una rivoluzione.
Marinella Zetti
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Roma Pride 2010, cosa succede
di Guido Allegrezza
Leggo, sparse su Facebook e non, alcuni discorsi che mi sembrano avvicinarsi al puro delirio. Ne trascrivo in sintesi un paio, giusto per rendere l'idea.
«Il Roma Pride ha stipulato un accordo con Alemanno, che sarà rieletto con l'aiuto di gay, lesbiche e trans masochisti. Magari con l'aiuto di Casa Pound Italia. Insomma il Roma Pride si fa con i fascisti.»
« L'organizzazione del Roma Pride 2010 è stata lasciata in mano ad Imma Battaglia (DGP - Gay Village) e a Fabrizio Marrazzo (Arcigay Roma), escludendo associazioni e movimenti come il Circolo Mario Mieli e i movimenti d'alternativa LGBTQI.»
Vorrei dare la mia versione, avvertendo che è una versione parziale e soggettiva, che non ha la minima ambizione di essere un punto di riferimento, quanto uno spunto di riflessione.
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Nessuno è stato escluso. Il percorso di costruzione del Roma Pride 2010 è un percorso interamente trasparente. Il Circolo Mario Mieli ed altre realtà che in questo momento non partecipano al suo sviluppo lo hanno deciso in piena autonomia e senza alcuna esclusione. Questo punto è importante: a nessuno è stato detto "tu no". Piuttosto ci sono stati alcuni "io no, grazie". A costo di risultare noioso, uso altri termini: chi si è tirato indietro lo ha fatto argomentando la scelta con temi assolutamente rispettabili, alcuni più polemici, alcuni meno. Molte realtà non si sono ancora pronunciate. L'assoluta trasparenza è testimoniata dalla partecipazione di decine di persone ai lavori di gruppo che determineranno scelte collettive che il comitato che si è formato è chiamato a mettere in pratica.
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Le mani sul Pride? Di chi sono le mani sul Roma Pride? A voler rispondere con oggettività, sono quelle di chi sta partecipando alla sua costruzione e quelle delle associazioni che hanno dato vita al Coordinamento Roma Pride, che spero rivesta carattere durevole, non limitato alla sola iniziativa del Roma Pride 2010. Ovviamente, nel Comitato sono presenti due organizzazioni rilevanti a Roma, che in anni precedenti avevano espresso riserve ed insofferenza sulla gestione fortemente ideologizzata del Pride, di cui è stato per anni capofila indiscusso il Circolo Mario Mieli. E va da sé che la presenza di realtà che hanno interessi economici espliciti costituirà un indubbio fattore di influenza sulle modalità di attuazione delle indicazioni fornite dal workshop che sta elaborando il Roma Pride 2010. Suggerisco che alcune riflessioni ingenerosamente riversate sul Gay Village e su Arcigya dovrebbero coerentemente essere svolte a proposito dell'entità giuridica che gestisce Muccassassina e che avrebbe (come sempre) organizzato i party di apertura, di intermezzo e di chiusura.
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Che c'entrano i fascisti, Casa Pound, Alemanno e i partiti? Bella domanda. Il Sindaco di Roma è Alemanno e quindi la città è sotto il suo governo. E' più giusto un testa a testa fino all'ultimo per avere una piazza X o Y, oppure garantire che il Roma Pride sia una manifestazione di contenuti, aperta, inclusiva e di dialogo? Io non ho una preferenza per una o l'altra strada, essendo la scelta il frutto di una strategia. In mancanza di strategia, si sceglie con la pancia. Ma la scelta strategica e dunque politica non può che essere quella dell'apertura di un dialogo istituzionale, esattamente come è avvenuto nei confronti della Corte Costituzionale. Se questo significa fare il Pride "con i fascisti" (ai quali, posso assicurare che del Pride non gliene può fregare di meno) e con la partecipazione di Casa Pound (?) in un'ipotetica strada che porterà Alemanno ad essere rieletto con i voti della comunità LGBTQI masochista, mi pare una via di mezzo fra Kafka, Ionesco e Pirandello...
Personalmente, e per una coerenza intrinseca, io ho deciso di partecipare a questo percorso, perché certi fenomeni vanno vissuti per testimoniarli e perché è meglio dare un contributo che gettare una manata di fango addosso a chi ha il coraggio di intraprendere strade nuove, soprattutto in contesti che sono radicalmente mutati.
Una coerenza che mi ha portato a non avere nessuna esitazione a dimettermi dal consiglio direttivo di Certi Diritti e a lasciare l'associazione, stante lo stallo che ha impedito di prendere una decisione netta e coraggiosa. In questo ho preferito sostenere Luca Amato e la sua posizione, conflittuale, ma rispettosa del lavoro intrapreso dalle persone di Certi Diritti Roma.
Ecco, questo, purtroppo non in sintesi, il mio quadro della situazione.
G.A.
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