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Lavagna nera - 1         

  L'intervento di Giovanni:    
Ciao,
mi piace l'iniziativa della "lavagna nera" e la sollecitazione a riflettere sulle differenze tra la i sogni di oggi e quelli di allora, soprattutto tra i giovani.

Tuttavia, il richiamo al Sessantotto per ritrovare slancio e ispirazione (assolutamente necessari se si tiene conto del degrado della nostra società) mi lascia un po' perplesso, così come mi sembra un tentativo di crearsi un alibi la sottolineatura della successiva "repressione" dell'ordine costituito, avvenuta negli anni Settanta per reazione anche e soprattutto agli anni di piombo, per motivarne gli eventuali fallimenti.

Per motivi anagrafici non ho potuto vivere quella stagione e devo accontentarmi dei racconti di chi l'ha vissuta e dei libri ad essa dedicata, ma da quel poco che ho appreso il Sessantotto italiano non mi piace granché.
Non perché non abbia avuto aspetti positivi (li ha avuti persino il Ventennio!), ma perché quelli negativi superano a mio parere i primi e soprattutto hanno avuto effetti duraturi che ancora oggi ci condizionano non poco.

Se è vero che l'ondata di entusiasmo e contestazione ha scosso la polverosa e grigia società italiana, a partire dal mondo della scuola, alla fine del

 
terremoto ci è rimasto un sistema educativo che è stato progressivamente svuotato dei vecchi e contestati contenuti senza che nessuno si sia preoccupato di sostituirli: il risultato è che oggi la maggior parte degli studenti arriva all'esame di maturità (e lo supera!!!) senza sapere nulla della nascita della nostra Repubblica e senza avere le condizioni minime per leggere e comprendere un articolo di giornale (per i laureandi molte università hanno da anni organizzato corsi di italiano!!!!); non parliamo poi della capacità di far di conto ...
Il Sessantotto ci ha anche regalato una parte consistente dell'attuale classe dirigente, politica innanzitutto, che non definirei propriamente brillante, e che si contraddistingue per la sua evanescenza e la quasi assoluta incapacità di realizzare progetti con effetti a lungo termine (fatta eccezione per le proprie curatissime tasche!), ma bravissima nel proporre idee molto suggestive (la fantasia al potere allo stato puro!).

Un paio di esempi, ma la lista sarebbe lunghissima.
Francesco Rutellli, nel programma del suo primo mandato come sindaco di Roma, affermava di voler dare impulso al trasporto pubblico e migliorare la condizione dei pedoni: per il primo aspetto proponeva corsie preferenziali per gli autobus, per il secondo l'ampliamento dei marciapiedi.
Chiunque conosca il centro di Roma capisce subito che si tratta di due idee fisicamente non realizzabili separatamente, figuriamoci insieme!
E poi Walter Veltroni, un altro affabulatore che, mentre la qualità del trasporto pubblico romano sprofondava a livelli indecenti, continuava ad impegnarsi e a bruciare fondi pubblici per il suo giocattolo, l'auditorium (irraggiungibile con i mezzi pubblici, ovviamente). La cultura è importante, ma se la gente resta imprigionata in casa e nelle automobili per il collasso della mobilità, forse le priorità potrebbero essere riviste ...
Nell'ultimo programma del PD veltroniano, uno degli obiettivi "migliorativi" per la scuola era quello di aumentare la percentuale dei diplomati di alcuni punti percentuali. Ma per fare questo sarebbe sufficiente abbassare (ulteriormente) il livello di preparazione minima per essere promossi, con buona pace della qualità della didattica. E poi ci lamentiamo per il voto in condotta della Gelmini!
E gli altri post-sessantottini famosi? La maggior parte si è tranquillamente ritagliata una bella posizione "borghese" e ormai partecipa allegramente a tutti i talk-show disponibili insieme a veline e tronisti oppure alle più sgangherate trasmissioni sportive dove la gente si accapiglia per i calzettoni di Totti o l'ultima serata brava di Adriano.     
=segue==>

 

Che messaggio danno questi personaggi ai nostri ragazzi? Sognate da adolescenti, fate anche baccano, ma non dimenticatevi di assicurarvi, magari usando i soliti canali di conoscenze, un "posto al sole" per voi stessi.

Qualche giorno fa, in aereo, ho letto un bel libro di Caterina Duzzi ("Compagni genitori, comunisti immaginari"), che racconta la vita dei Figli del Movimento, delle esperienze interessanti ma anche e soprattutto delle frustrazioni e delle delusioni che i genitori sessantottini hanno regalato ai loro figli. Vale la pena leggerlo.

Anni fa, dopo un colloquio di lavoro con un neolaureato (ingegnere) francese di 24 anni, abbiamo chiacchierato un po' del più e del meno. Il discorso è scivolato casualmente su argomenti di "educazione civica" e gli ho chiesto quale fosse l'iter legislativo in Francia: lui me lo ha spiegato in un paio di frasi. Non potrebbe accadere con un suo coetaneo italiano, che di solito non distingue il Presidente del Consiglio da quello della Repubblica.

Al ritorno dal recente viaggio a Parigi ho toccato (di nuovo) con mano alcune differenze tra noi e i francesi. Anche loro hanno avuto il Sessantotto, ma un paio di secoli prima avevano già avuto modo di ribellarsi e buttare tutto per aria. Forse è per quello che sono abituati ad arrabbiarsi, magari spaccare tutto e poi ricostruire, quasi sempre meglio di prima.

Sbaglierò, ma la mia impressione è che i nostri sessantottini si siano comportati un po' come i bambini capricciosi: hanno tirato per aria i giocattoli perché non gli piacevano più, hanno aggiunto un po' di fracasso per attirare l'attenzione dei genitori ma poi si sono calmati e sono tornati a giocare come prima, con molti dei vecchi giocattoli irrimediabilmente rotti!
   

Giovanni Ciprotti


(partecipate inviando un'e-mail a : poste@nidodellafenice.it)
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