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Opinioni
In questo spazio "opinioni" vogliamo pubblicare i nostri
pensieri, le nostre libere interpretazioni di ciò che
accade intorno a noi, senza pretesa alcuna, solo con il
preciso scopo di compiere un atto di libertà. E' in
assoluto uno spazio laico, scevro da qualsiasi
fondamentalismo, e come tale non si
presta ad ospitare dibattiti o campagne politiche di
qualsivoglia partito o setta religiosa.
Le opinioni saranno pubblicate sempre a titolo
personale, evitate quindi di inviare messaggi anonimi
perché non ne terremo alcun conto.
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Cos'altro succede nelle librerie italiane?
Sulla rivista online dell'editore Nottetempo - piazzaemezza - è stata pubblicata un'inchiesta che riguarda
le librerie italiane. La domanda era:
Che cosa pensate del fatto che in molte librerie vetrine e spazi siano in vendita (o in affitto) agli editori?
Questo è stato il nostro intervento:
«Marinella e Flaminia, responsabili della libreria Gabi di Roma [Inviato il: 11 novembre 2009 @ 10:07 su blog@edizioninottetempo.it] La prima risposta è: indignazione! Ma poi ripensando alla totale e completa degenerazione del settore editoriale/librario nascono spontaneamente altre riflessioni. Da tempo ormai molti editori trattano i libri come "scatole di pomodoro", di conseguenze le librerie rispondono utilizzando le strategie dei supermercarti: affittare e vendere gli spazi occupati dai libri. Dal punto di vista marketing il percorso è molto logico e lineare: i libri pagano lo spazio che occupano. Credo che sia un po' tardi per urlare allo scandalo, questa consuetudine è nata da qualche anno orsono ed è passata sotto silenzio... Nella nostra libreria gli spazi non vengono venduti o affittati... Noi scegliamo i libri da mettere in vetrina o gli editori da ospitare in assoluta libertà. E continueremo a farlo... rivendicando il nostro ruolo di Libreria e Libraie indipendenti.»
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Il Caso
Dopo la infelice disavventura del Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, abbiamo potuto constatare ancora una volta come in Italia si manifesta la teoria politica-clericale: “ SI SA CHE ESISTE MA NON SE NE PARLA”.
Quanti uomini, famosi e non, andranno con le trans a pagamento e non lo sappiamo? Forse non lo sapremo mai, perché chi ha soldi se la può permettere, una scappatella. E’ la legge del capitalismo.
Uno dei più importanti astro-fisici del mondo è sposato con una donna transessuale brasiliana ed un altro genio dell’economia è anch’egli sposato con una donna transessuale. Non si sanno i loro nomi, perché nei paesi dove vivono c’è molto rispetto per la privacy.
In Italia non c’è ancora la consapevolezza di quanto è importante la privacy, né di quanto sono importanti le parole cristiane “ Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Inoltre, si fa molta confusione con i concetti di vita privata e di vita pubblica e si tiene ben riservata la vita privata di un uomo pubblico, non per rispetto, ma per tenere certe informazioni riservate, come uno strumento di ricatto, da usare quando conviene all’avversario.
C’è poi il problema, per così dire, dell’entità dello scandalo: è molto più comune (e tollerato) per gli uomini accompagnarsi con donne (biologiche) a pagamento, perché si offre un’immagine di maschio virile. Viene in mente la figura di Benito Mussolini
Ma quando la donna è trans, si scatena la tempesta e si viene veramente sputtanati come bisessuali: le più colpite sono le trans, che vengono messe al rogo senza pietà. Si scrive nei giornali “un travestito” o, meno offensivo, “un trans”, per confermare che sono maschi.
Secondo me, è l’atteggiamento tipico di un paese dove le nostre pulsioni sessuali sono represse da circa 2.000 anni: siamo costretti a crescere con l’idea che esistono solo due sessi, il maschile e il femminile, e un solo orientamento sessuale, quello etero. La trasgressione deve essere consumata di nascosto.
Il male di tutto questo è l’ipocrisia ed il proibizionismo che nelle nostre istituzioni, puramente clericali, sono molto diffusi. Si vede molto bene, sottilmente e artisticamente, nei film di Federico Fellini.
Contesto l’impostazione politico-sociale di abbinare la transessualità alla prostituzione: sembra quasi che tutti ignorino che esistono pure transessuali che non si prostituiscono e nessuno immagina quali difficoltà incontrino queste persone nel trovare un lavoro o una casa in affitto.
Comunque, alla famiglia del Signor Marrazzo va tutta la nostra solidarietà.
E anche alle persone transgender coinvolte in questo accanimento politico-giornalistico.
Leila Daianis
Associazione Libellula (www.libellula2001.it) |
Lavagna nera - 1 
Solo quattro righe – per non essere noiosi – ma di certo bastano a scoperchiare la pentola. Una pentola dove c’è ansia, insofferenza, delusione, sogni bruciati e un pizzico di rimpianto.
«la fantasia al potere» «una risata vi seppellirà» «tremate, tremate: le streghe sono tornate!»: sono solo alcuni degli slogan che hanno colorato i muri delle nostre città, ieri. Appena ieri.
Il celebre 68 e gli anni Settanta, quel periodo della nostra vita che ha poi assunto i connotati della violenza, “gli anni di piombo”, quando la P38 ha preso il posto delle bombolette spray. Sull’idealismo dei nostri vent’anni, di quell’adolescenza lontana, è scesa la nebbia torbida della repressione che ha spazzato tutto con la violenza di uno tsunami. Senza alcun discernimento si è fatta tabula rasa su una stagione di ideali e di cambiamento, sul sogno di un cambiamento.
L’orologio ha seguitato a ticchettare, quel meccanismo che non conosce pause
ha continuato ad avanzare; a noi sono comparsi i primi capelli grigi e quando ci siamo guardati intorno, quando con curiosità abbiamo osservato le nuove generazioni siamo stati assordati dal loro silenzio.
Questo nuovo secolo, che non ha ancora connotati ben definiti, è però preda di continui attacchi virali: prima la Sars, ora l’influenza A, e tra un’epidemia e l’altra si è diffusa tra le persone l’indifferenza, un atteggiamento contagioso che spesso sfocia nell’insofferenza.
Provate voi stessi: indifferenza per gli altri – siano essi consanguinei o migranti, che si trasforma in insofferenza, e quindi in intolleranza, violenza, follia.
Anno 2009 dell’era comune: mentre la follia silenziosa contagia ampi strati della popolazione, senza differenze di età o di condizione sociale, noi non possiamo rassegnarci al rimpianto.
Noi siamo i figli di quelle generazioni che - sopravvissute a due guerre mondiali, stermini di massa e dittature – avevano dei valori, credevano negli ideali. E volevano cambiare il mondo, costruire un mondo migliore. I have a dream disse Martin Luther King prima di essere ucciso ma noi, crescendo, lo abbiamo dimenticato e, quel che è peggio, non siamo stati capaci di trasmetterlo alle generazioni che ci hanno seguito, ai nostri figli.
Noi abbiamo generato individui teledipendenti, che professano la filosofia del consumismo e adorano il dio-cellulare. Infastiditi dal pensiero, ricercano in modo esclusivo il piacere personale, l’edonismo in ogni sua manifestazione.
Non siamo stati in grado di passare loro il testimone.
Cos’è questo “testimone”?
Semplicemente una condizione dell’anima.
Dell’anima che cresce, si evolve, pratica la curiosità, lo studio, la ricerca, dell’anima che non si accontenta della mera sopravvivenza, ma usa di se stessa per cercare di alimentare lo sviluppo, la crescita del benessere, della giustizia per la specie tutta.
Per quest’anima che brucia, che non può sopportare il rimpianto, che è stata persino capace di volare, noi oggi dobbiamo rimboccarci le maniche e tornare a essere maestri per le generazioni che verranno. Questo testimone che stringiamo tra le mani, questo testimone che non siamo riusciti a passare non può andare smarrito, in un canto.
Lo dobbiamo impugnare, restituendogli senso e significato, arricchirlo con il nostro ideale, quello che ci ha aiutati a crescere e a resistere nel vento della vita, e compiere il gesto di consegnarlo loro, definitivamente.
Il Nido della Fenice
== l'intervento di Giovanni, leggi ==>>
(partecipate inviando un'e-mail a : poste@nidodellafenice.it)
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Le librerie chiuse di Milano diventano un caso nazionale «Aiutateci, come in Francia»
L' ultima vittima A Milano sta per abbassare la serranda «Fata & Celeste», libreria per bimbi
aperta con il cantante Gianni Pettenati. Altri casi da Firenze a Palermo - 
(...) Se e quando un libro racconterà la vicenda della Libreria di Porta Romana, a Milano, in questa storia conteranno i dettagli: 32 anni di «buona volontà» e in fondo l' epilogo segnato da «motivi economici e finanziari». Si chiude bottega, l' ha annunciato ieri al Corriere il titolare, Aldo Palazzi: «Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative». Il momento: librerie «schiacciate tra caduta dei consumi e stretta creditizia», commercianti «strozzati dagli affitti», negozi storici svuotati «dalla concorrenza e dagli sconti di catene editoriali
e supermercati». È una questione di regole, sostengono i piccoli e indipendenti: «Non siamo tutelati». A Milano, negli ultimi mesi, hanno chiuso prima gli Archivi del Novecento e poi la Libreria del Giallo. Porta Romana è la prossima. (...) L' annuncio funebre in corso di Porta Romana apre la riflessione sul rapporto tra impresa e cultura, tradizione e distribuzione, scaffali di legno e catalogo Amazon, vita di quartiere e rete Internet. (...) In Italia, tutto divide. Anche i libri. I quasi cento commenti sul sito del Corriere si riassumono in due categorie. La prima, romantica: «Salviamo le piccole librerie, hanno un' anima». La seconda, realistica: «Non basta, un po' moralisticamente, dichiararsi indipendenti per farsi preferire alla grande distribuzione». Seguono analisi sui costi, i servizi, i tempi che cambiano. Brunello Cavalli è un piccolo editore (Sbc): se le librerie saranno sostituite dai grandi marchi, sostiene, «verranno privilegiate sempre più le politiche legate ai nomi di richiamo (veline, calciatori, politici) e sempre meno le scelte di qualità. La colpa, forse, è anche di noi editori minori che non abbiamo saputo far fronte comune».
Armando Stella ©
Per leggere l'articolo integrale vai in ==> Armando Stella su Corriere.it
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Anarchia o della meravigliosa utopia...
il giorno in cui il mondo intero sarà anarchico
vorrà dire che il "male" è sparito e l'umanità
vive serena e in pace,
senza discriminazioni e soprusi.
Sibilla |
Spazio Iran
Alla luce della tragedia di questi giorni, ospitiamo una piccola testimonianza di quanto accade alle nostre sorelle e fratelli
in Iran ==guarda=>>
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Buon viaggio Eluana,
nonostante tutto sei riuscita a rompere le catene
e ad andartene da questo mondo ingiusto
e capace solo di strumentalizzare tutto...
M.Z.
Eluana… e noi (10 febbraio 2009)
Eluana è morta.
Il suo cuore ha cessato di battere, i
suoi polmoni di respirare, la sua vita è… La sua vita si
era conclusa 17 anni fa, dopo un tragico incidente.
Quella di ieri è stata la fine di un calvario che
“grazie” alle moderne tecnologie si era protratto oltre
ogni morale possibilità.
Prima ha dovuto attendere per 17 anni che un tribunale
italiano la autorizzasse a scegliere per il suo futuro
la bella morte – ciò che letteralmente significa,
per ironia della sorte, eutanasia – poi ancora mesi di
dibattiti e di appelli, e quando finalmente le è stata
data facoltà di morire, per rispetto alle Leggi, è
dovuta sottostare a modalità barbare e crudeli. Non una
semplice iniezione grazie alla quale addormentarsi per
sempre, NO. Per rispetto alla Legge ella è stata
sottoposta a “un protocollo” che interrompendo
l’alimentazione e l’idratazione forzate le aprisse la
strada verso quel destino che da 17 anni le era
interdetto artificialmente.
Ma dove siamo, in quale Paese del quinto mondo? Chi
siamo noi che osiamo imporre questa Legge a un essere
umano, a un libero nostro simile?
Noi che facciamo e disfacciamo le
Leggi a seconda degli interessi politici prevalenti…
Noi che “interpretando” le Leggi a
nostro comodo scarceriamo chi ha violentato e ucciso…
Noi che ci facciamo interpreti di una volontà divina che
non possiamo neppure lontanamente immaginare…
Noi che per ipocrisia non autorizziamo
l’eutanasia, ma la pratichiamo in silenzio e persino con
naturalezza per coloro che hanno la fortuna di disporre
di denari e conoscenze…
= segue ==»
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Sei
gay?
Allora ti condanno alla morte per lapidazione con la
benedizione papale!
Vergogna.
E’ questa la mia prima reazione alla notizia che
campeggia sulle prime di tutti i quotidiani, che gli
speaker televisivi e radiofonici ripetono da ore come
un’incessante giaculatoria. Eppure il mantra della
ripetizione non affievolisce il dolore, la repulsione e
l’indignazione che provo.
Cerco di ragionare e rintraccio una logica in questa
posizione del Vaticano, la stessa che sul Catechismo
della Chiesa cattolica (opera peraltro redatta sotto
la supervisione di papa Benedetto XVI, allora prefetto
della Congregazione per la dottrina della fede) è
assunta nei confronti della pena di morte.
«2266:
Difendere il bene comune della società esige che si
ponga l'aggressore in stato di non nuocere. A questo
titolo, l'insegnamento tradizionale della Chiesa ha
riconosciuto fondato il diritto e il dovere della
legittima autorità pubblica di infliggere pene
proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere,
in casi di estrema gravità, la pena di morte.»
(Catechismo, edizione del 1997)
A questo punto è naturale chiedersi come una simile
dottrina possa definirsi una religione (dal dizionario Garzanti, traiamo la seguente
definizione per religione: complesso di credenze e di
atti di culto che esprime il riconoscimento da parte
dell’uomo di un ordine superiore, in particolare della
divinità, intesa per lo più come creatrice, reggitrice e
fine supremo dell’universo […] sentimento profondo di riverenza e di devozione per qualcuno o qualcosa e
il conseguente comportamento di coerente rispetto), un
culto predicato per essere di sostegno e conforto
all’umana specie.
C’è un proverbio che calza a pennello a questa presa di
posizione dell’apparato clericale del cattolicesimo: il lupo perde il pelo ma non il vizio…
Difatti è nella storia dei secoli scorsi quanto compiuto
dalla Santa Inquisizione, ai danni di presunti eretici,
streghe ed ebrei, a scienziati ed astronomi, un nome per
tutti: quello di Galileo Galilei.
Qualcuno potrebbe tentare una difesa dell’istituzione
apostolica, facendomi notare proprio a proposito di
Galilei che il precedente pontefice aveva chiesto scusa
allo scienziato, ma purtroppo lui non era più tra noi
per raccogliere questo tardivo pentimento.
E oggi?
Per quanto pubblicato in questi giorni, sappiamo che le
pene inflitte in certuni Stati alle persone accusate di
omosessualità sono di vario genere... Un gay e una
lesbica possono essere incarcerati – da 2 a 10 anni, a
seconda delle legislazioni – e in questo caso possono
dirsi fortunati, visto che in altri Paesi si arriva alla
condanna a morte, anche per lapidazione. E soggiungo con
la benedizione di Santa Romana Chiesa.
Vergogna!
Vi è qualcosa di estremamente contraddittorio nella
posizione di chi difende a ogni costo la procreazione
(anche a rischio della diffusione di epidemie quali ad
esempio l’AIDS), il diritto alla vita di un ovulo di
pochi giorni, e poi sancisce il diritto di esercitare la
pena di morte e la legittimità di giustiziare chi ama
persone del suo stesso sesso.
C’è sangue sugli altari di questa chiesa, e non è certo
quello sparso da Gesù sul monte Calvario; oggi il sangue
di quell’antico profeta, che predicava – prima di tutto
– di amare il prossimo come se stessi, è disonorato.
Colui che aveva insegnato il significato profondo del
Perdono, è stato reinterpretato alla luce della dottrina
post-conciliare. Le sue parole e i suoi gesti d’amore
sono sepolti sotto i dogmi e gli assiomi elaborati da
individui senza amore e senza pietà, individui resi
sterili dal loro stesso meschino modo d’essere.
"Io ti condanno nel nome del Padre, del Figlio e..."
Ciò che comunque più mi stupisce e mi addolora è il
silenzio.
Aldilà della scarna comunicazione dei fatti – che
comunque fanno notizia e quindi audience – nessuno si
prende la responsabilità di controbattere alla presa di
posizione di Santa Romana Chiesa, non vedo cortei
sfilare nelle vie delle nostre città, non sento
l’annuncio di scioperi della fame; nessuna coalizione di
intellettuali né di uomini di cultura ha imbracciato con
forza lo stendardo delle loro idee, le bandiere della
Libertà non sventolano da nessuna finestra, e nessuno si
è incatenato davanti a San Pietro. Tacciono le autorità
politiche e istituzionali, tacciono le donne e gli
uomini della nostra cultura, l’Italia tutta è
schiacciata sotto un silenzio insostenibile.
Morgana
Rabbia e dolore
Un
profondo dolore e una immensa rabbia. Dolore per
tutte quelle persone condannate a morte o al carcere
da Santa Madre Chiesa e una immensa rabbia nei
confronti di questa stessa Chiesa che dovrebbe
predicare amore, compassione e pietà e invece non
solo condanna ma chiede anche agli altri di unirsi
in questo "banchetto" di morte.
E' da
questa mattina, da quando ho sentito la notizia,
che continuo a ripetermi, non è possibile, anche
in questo caso la Chiesa pone il "dogma" prima
della vita umana, esattamente come fa per
l'Aids, negando l'uso del preservativo in
continenti dove il contagio è assicurato. Non è
possibile, e la mia mente corre alle battaglie
in difesa della vita, contro l'aborto; ma allora
la vita delle persone omosessuali non vale
proprio niente, allora queste persone possono
soffrire, morire tanto sono solo peccatori...
Vorrei
guardare negli occhi Benedetto XVI e tutte
quelle persone che hanno emesso questa
condanna, e vorrei chiedere loro: ma pensate
davvero di agire in nome di Dio? Ma siete
davvero convinti che Dio approverebbe questo
vostro comportamento?
Io non
ci sto e mi piacerebbe che anche tante persone
si indignassero per questa assurda presa di
posizione di Santa Madre Chiesa...
Sibilla 3 dicembre
2008
Altre
pagine, altre voci =» |
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Il dono della
Speranza
Mentre scrivo, il nome di
Barack Obama rimbalza dalle testate dei giornali alle
voci degli speaker in collegamento via satellite per le
televisioni e le radio di tutto il pianeta.
E io voglio approfittare di questa occasione – definita
dai più “storica” – per esprimere la mia opinione che
come sempre non vuole essere politica ma anzi si propone
di travalicare qualsiasi considerazione e valutazione di
carattere politico.
Se in queste ore io prendo la penna in mano, difatti, è
per inviare il mio silenzioso applauso al nuovo
presidente degli Stati Uniti per l’inequivocabile merito
che mi sento in dovere di riconoscergli: l’aver
restituito a milioni di americani, ma non solo, la
facoltà di sognare.
Non è per la condivisione del suo programma politico né
per l’attesa di riforme delle quali non conosco la reale
portata né la fattibilità ad accendere in me
l’entusiasmo, è ben altro: qualcosa che va al di là di
riforme e programmi, di slogan e ideologie.
E’ qualcosa di cui avevamo perso il gusto: l’abitudine a
sognare.
So che si sono versati fumi di inchiostro sulle novità
di queste elezioni, sul cambiamento che potrebbero
portare… Ma il cambiamento per me è nella radicale
inversione di marcia cui abbiamo assistito: in una
nazione dove il dio del Consumismo determina ogni
singolo atto e pensiero, c’è stato un guizzo inaspettato
che, generando un tam tam inarrestabile, ha coinvolto
via via strati sempre più ampi e differenti della
popolazione: anziani, che avevano seppellito tra i
ricordi di gioventù la speranza, sono tornati ad
impugnarla e ad insegnarla a nipoti che non ne avevano
mai assaporato il gusto. Negli sconfinati territori
americani – mentre qui da noi si continuano ad intessere
le ragnatele di un dibattito sterile ancorché arido – si
è mosso un vento leggero ma tenace: il rinato sentimento
della speranza. Milioni di americani sono andati a
votare senza bisogno di tapparsi il naso, non per punire
i privilegi di una “casta” né per evitare il peggio… Ma
perché nei loro cuori e nel loro cervello rimbalzava un
ideale, finalmente una nuova speranza nel futuro, nella
possibilità di… La possibilità di cosa io non lo posso
sapere, ma è certo che ognuno di loro si è mosso con
entusiasmo perché Barack Obama ha consegnato loro la
speranza di uno, cento ideali.
Alcuni uniranno a “possibilità” un sostantivo, altri un
altro, a me in questo momento non interessano i dettagli
ideologici sottintesi alla politica del nuovo presidente
degli Stati Uniti, gli auguro di riuscire, ma per me
resta fondamentale una cosa: egli ha avuto l’indubbio
merito di aver consentito alla Speranza di tornare ad
esistere innanzitutto come possibilità.
Una lezione per noi europei, ma anche per le “caste”
politiche che dominano il nostro mondo.
Se poi Obama riuscirà a dare radici e concretezza al suo
programma, se egli potrà trasformare la speranza in
diritti e reali benefici per gli uomini e per le donne
di questo pianeta, se…. Questo è un altro discorso che
riguarda le sue capacità di leader e di politico.
Ma il dono della speranza, che lo “smilzo hawaiano” ci
ha fatto, resterà nel nostro cuore, tra i ricordi più
belli di questo nostro passaggio sulla terra…
Sibilla &
Morgana
Roma, 5 novembre 2008
Altre pagine, altre voci ==» |
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Noi donne
Pochi giorni fa ho letto una notizia sul
giornale che mi ha lasciata senza parole.
In realtà è stata la reazione stessa della persona che
avevo accanto mentre leggevo la notizia a voce alta, che
mi ha turbata e mi ha spinta a ragionare sul mio essere
donna in questo mondo. Leggevo di una donna esattamente
della mia età (33 anni) che in Somalia è stata
lapidata per aver tradito il marito.
Leggevo e accanto a me c'era un' altra donna. Che ha
raccolto la notizia con uno sguardo triste ma abituato.
Siamo abituate. Sono rimasta con il giornale tra le mani
e l'ho guardata andare via e tornare a fare le sue cose.
Eppure questa notizia mi gira in testa e nel cuore da
giorni. Tante altre volte ho letto di donne che
rinunciano al loro diritto di vivere e di essere libere,
felici, di scegliere il diritto di essere ciò che sono
veramente... Eppure questa volta è diverso. Non riesco a
non pensare a questa donna. Alla sua morte assurda. Al
dolore.
Non riesco a smettere di pensare a lei. Mi dico che se
c'è una donna che muore così, allora molti uomini nel
mondo sono d'accordo, chiudono gli occhi davanti alle
ingiustizie e si girano dall'altra parte. Tacitamente
tutto ciò è permesso... tutto ciò va bene.
Non è il solo fatto che questo accade, è il silenzio. é
leggere una notizia così e continuare a leggerne tante
altre.
E' l'ipocrisia degli uomini che sono tacitamente uniti da
un unico pensiero che non sente queste morti dell'essere che li ha creati, come la più forte violenza
sulla vita, come la più grande negazione della dignità
umana.
Questo stato mentale crea lo stato attuale delle cose,
lo stato della donna: meritevole passiva di violenza e
di giudizio, meritevole di una violenza che si perpetua
nei secoli e nelle generazioni.
Questa realtà apre la strada al sopruso. Dalle donne
bambine alle donne adulte. Ma essere donna è una forza
grandissima e finché non lo sentiremo noi donne
profondamente nelle nostre preziose vite, come potrà
cambiare questa situazione?
Noi non potremo mai essere libere da arbitrarie
punizioni maschili che si ripetono da secoli, finché non
saremo noi a liberarci dai sensi di colpa, dalla paura
dei giudizi. Dal timore a volte di dire anche solo ciò
che si pensa. Sul lavoro, a casa, con gli uomini che ci
stanno accanto. Ogni giorno.
Io penso fermamente che finché al mondo ci sarà una
donna che muore, che viene limitata nelle sue azioni o
nei suoi pensieri, che ha paura per sé e per i suoi
figli, che vive per proteggersi da qualcuno, allora
nessuna donna nel mondo sarà veramente libera.
E ho il forte desiderio di mettere al mondo un giorno
una figlia che non avrà paura, di camminare da sola per
la strada, di essere sé stessa totalmente, di non
leggere mai quello che ho letto io sul giornale. Libera
di sentirsi prima di tutto un individuo.
Rachele Zacco |
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A proposito della
libertà d'opinione...
Nelle scorse settimane, a seguito
della manifestazione dell'8 luglio "No Cav." svoltasi a
Roma, l'attrice Sabina Guzzanti ha dato vita, durante il suo
intervento a piazza Navona, a un attacco satirico contro Papa Benedetto XVI.
Mentre leggevo i contenuti della Guzzanti ("vada all'inferno
tormentato da diavoloni frocioni") e l'eco delle reazioni suscitate, non ho potuto fare a meno di rammentare
la celebre frase di Voltaire: «non
condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa
esprimere».
Cosa mi ha suscitato questo ricordo?
In tutta onestà - sulle orme del buon Voltaire - devo per
prima cosa precisare che non condivido affatto la satira di Sabina Guzzanti, per i toni e per il contenuto
soprattutto. A mio avviso sono ben altri e ben più gravi i temi su cui potrebbe focalizzarsi una satira riguardo Joseph
Ratzinger...
Così che augurargli l'inferno e una
discutibile compagnia con cui condividere lo stesso, mi sembra denoti da
parte dell'attrice romana mancanza di idee e di fantasia. Ma...
Ma è assolutamente inconcepibile che Sabina Guzzanti sia
finita nel registro degli indagati per offese al Pontefice. Una vicenda che il 4 ottobre scorso ha visto la
Procura di Roma chiederne però l'archiviazione, dopo che il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha
deciso di non concedere l'autorizzazione a procedere. In Italia, purtroppo, è difficile che chi commette un reato
sconti la
"giusta pena", dato che non vi è "certezza della pena" , ma in questo caso - visto che si trattava di un
"reato d'opinione" - un reato che, secondo noi, per sua stessa natura, non dovrebbe esistere in un ordinamento civile
e moderno - è bene che sia "scomparso" dagli intasati incartamenti della Procura.
Ancora una breve annotazione sull'"uscita" della
signora Guzzanti.
Avrebbe fatto di sicuro piacere ai più se lei avesse
evitato nella sua esibizione quell'inopportuna e volgare citazione riguardo i cosiddetti "frocioni". Al
di là del destino augurato al Papa, che dovrebbe incontrarli all'inferno, ci spiace che l'attrice romana
usi ancora certi vocaboli per descrivere "persone diverse" dagli eterosessuali. Trovo che "frocioni"
sia un insulto di basso livello, volgare e che purtroppo il suo uso riveli inequivocabilmente la
filosofia di vita professata dalla signora Guzzanti.
Motivo per cui io - pur difendendo il suo diritto di
espressione - mi guarderò bene di condividere le sue cosiddette battaglie, nel presente come in
futuro.
Cordiali saluti, Morgana |
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Il mio esser ciò che sono, o che dir si voglia,
pagana...
Non sono wikkan e non mi sento di
appartenere a una corrente in particolare del
neo-paganesimo, insomma, non mi sento una strega, non
prego il Dio, la Dea, non uso candele o faccio cerchi.
Ciò che mi accomuna però a tutte le persone che, negli
infiniti modi di vivere questa realtà, infiniti quante
sono le singole menti, si avvicinano a tali riflessioni,
è il rapporto con la natura nella sua completezza.
Io vivo la natura, nelle sue infinite sfaccettature,
come una meraviglia (o meglio per l’uomo alcune volte
farei un’eccezione!), come una forza maestosa e materna,
uno spettacolo che mi incanta in ogni sua
manifestazione, dalla più piccola alla più grande, dalla
più fragile alla più terribile.
Mi sento partecipe di un equilibrio di forze e di
energie che muovono ogni cosa e da sempre, e che
sarebbero, se l’uomo non fosse così preso dalle sue
manie antropocentriche per cui su tutto vuole metter
bocca e mano, assolutamente perfette, nel bene e nel
male.
Ciò in cui credo nasce spontaneamente da ciò che sento..
è il cuore che mi batte all’impazzata se mi perdo nel
sole al tramonto, o al suono delle onde del mare; è la
pelle d’oca nel lasciarmi andare, e salire con lo
sguardo dalle radici fin sopra la punta più alta della
cima di un albero, avida di ogni suo centimetro, di ogni
sua foglia, mi diverte osservare la fantasia dei rami,
come si intrecciano creando delle figure assurde, mi
incanta come mi parla, la sua saggezza, mi nutro della
sua linfa solo a guardarlo. Ciò che sento.. è un
sentimento di pari dignità se guardo negli occhi un
animale, l' emozione pazzesca nel sentirmi un puntino in
mezzo alle montagne quando vado a fare le passeggiate
tra i monti, lì mi sento veramente in comunione con ciò
che mi circonda e che io “circondo”, come dire, mi sento
parte integrante di un mistero maestoso. Ciò che sento..
è lo stupore e la freschezza nel vedere l’acqua di un
ruscello giocare con le pietre del suo letto e
accarezzarle delicatamente modellandole dolcemente. Ciò
che sento.. è un grande rispetto per il "TUTTO", che
tutto E' - che da tutto è contenuto - da cui tutto viene
- da cui tutto è formato - in cui tutto ritornerà, per
continuare il ciclo infinito della vita e delle sue
infinitamente piccole e versatili particelle.
Ciò che sento.. è che sono parte di questo TUTTO e con
questo vorrei essere in comunione e in comunicazione il
più spontaneamente e sinceramente possibile.
Non riesco a concepire delle divinità, tanto più se
antropomorfe. Vengo da una famiglia molto cristiana, ho
avuto tanta fede in passato, non ero di quelle persone
che va a Messa una volta all’anno e non pregavo se non
con commozione e convinzione il mio dio.. ma da allora,
MOLTE cose sono cambiate e forse, è anche per questo,
che proprio non riesco a legare in nessun modo “ciò che
sento” alla figura, seppur totalmente diversa, di un dio
o una dea. Per me è natura e basta, è ENERGIA e basta!
Quel che ora posso aggiungere riguardo la Dea, è che:
"Dio creò l'Uomo, a sua immagine, a immagine di Dio lo
creò; maschio e femmina." Quanti errori di
interpretazione, in malafede, ci sono stati del
cristianesimo! Secoli e secoli di buio, di ignoranza e
di disequilibrio, di mancanza e di negazione, di
malessere e di cattiveria verso se stessi, verso
l'intero genere umano, e per cosa? Per il potere, per
gli aspetti più abietti del Logos. “Dio li creò: maschio
e femmina”, siamo fatti per esser insieme, Yin e Yang,
ognuno con le proprie qualità e debolezze, pregi e
difetti, ci compenetriamo vicendevolmente e completiamo
l'uno con l'altro e senza "la nostra metà della mela"
non potrà che esserci caos. L'evoluzione o meglio,
l'involuzione, filosofica-religiosa-politica-storica e
sociologica, ci ha portato al caos. La "femmina", e non
vuole esser un'accusa di parte, è stata bandita e
maltrattata, e il suo carnefice, nel mentre, non si è
reso conto di esser lui stesso, essendo parte di lei,
vittima dei suoi deprecabili atti.
Il tempo e la natura, a quanto pare, però, rimangono
sempre fenomeni incontrollabili e ingovernabili. Le
menti, seppure dopo secoli di infimo "lavaggio del
cervello" stanno riscoprendo e riconoscendo quel
tassello mancante, quell'equilibrio svanito, e sempre
più avide ne reclamano a gran voce il dignitoso ritorno.
Questo, a mio avviso, sta accadendo, tra film, libri e
"religioni" modaiole ma anche nei cuori dei più sinceri
animi che, sentendosi mancare qualcosa, sono alla
ricerca "dell'unione che fa la forza" che è esistita,
esiste e che era stata persa e messa a tacere.
Ciao, Chiara
p.s.
Consiglio a tutti la lettura del libro: Fritjof Capra,
Il Tao della fisica, Adelphi, 1982, Milano.
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L'amicizia
Da piccola e poi, via via, con l'accrescersi
degli anni, mi sono trovata a confrontarmi sempre più
spesso con questo celebre sostantivo: amicizia.
Dopo le salite dell'adolescenza mi ero stabilizzata: per me l'amicizia
non esiste. E così ho vissuto - in modo forse povero - sino alla maturità. Certo a tratti
inciampavo ancora in lei, nel suo alone suggestivo e stimato, ma sentendola più come un oggetto di altri che non
una cosa che potesse appartenermi.
Per capire, per assaporarla davvero, dovevo incappare nelle difficoltà
della vita e guardarmi intorno.
Sono stata messa alla prova, sono caduta nella polvere, ne ho assaporato
il sapore argilloso che unito a quello salato delle mie lacrime era davvero un pessimo cocktail...
E poi... e poi l'amicizia è entrata nella mia vita.
Uno, due e poi tre e quattro, e dieci e venti e poi non li ho contati
più: amici e amiche, mani tese, e cuori che battevano (e battono) all'unisono con il mio secondo diverse
sfumature e intensità, perché ogni amicizia è unica.
Ora ci sono amici che vanno e vengono, cui a tratti non riesco a
rispondere con l'attenzione che ognuno di loro merita, che costringo a stare pigiati - stretti stretti -
nel mio cuore, ma quante "anime belle" (come direbbero i Romantici)
ho raccolto intorno alla mia.
Ancora fatico, la mia ascesa è sempre in salita, qualcuno si avvicina e mi
canta il suo sentimento, qualcun'altro mi seduce e poi mi tradisce, ma ora io sono liberata, sento
che il cammino di amore che ho iniziato è una strada luminosa e percorribile. L'amicizia esiste.
C'è qualcosa di magico (o di soprannaturale) in tutto ciò che accade, non
mi chiedo il perché, il come, non mi interrogo più di tanto se io lo abbia davvero meritato...
Accade!
Morgana
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