Opinioni
In questo spazio "opinioni" vogliamo pubblicare i nostri pensieri, le nostre libere interpretazioni di ciò che accade intorno a noi, senza pretesa alcuna, solo con il preciso scopo di compiere un atto di libertà. E' in assoluto uno spazio laico, scevro da qualsiasi fondamentalismo, e come tale non si
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Cos'altro succede nelle librerie italiane?    

Sulla rivista online dell'editore Nottetempo - piazzaemezza - è stata pubblicata un'inchiesta che riguarda
le librerie italiane. La domanda era: Che cosa pensate del fatto che in molte librerie vetrine e spazi siano in vendita (o in affitto) agli editori?

Questo è stato il nostro intervento:
«Marinella e Flaminia, responsabili della libreria Gabi di Roma [Inviato il: 11 novembre 2009 @ 10:07 su blog@edizioninottetempo.it] La prima risposta è: indignazione! Ma poi ripensando alla totale e completa degenerazione del settore editoriale/librario nascono spontaneamente altre riflessioni. Da tempo ormai molti editori trattano i libri come "scatole di pomodoro", di conseguenze le librerie rispondono utilizzando le strategie dei supermercarti: affittare e vendere gli spazi occupati dai libri. Dal punto di vista marketing il percorso è molto logico e lineare: i libri pagano lo spazio che occupano. Credo che sia un po' tardi per urlare allo scandalo, questa consuetudine è nata da qualche anno orsono ed è passata sotto silenzio... Nella nostra libreria gli spazi non vengono venduti o affittati... Noi scegliamo i libri da mettere in vetrina o gli editori da ospitare in assoluta libertà. E continueremo a farlo... rivendicando il nostro ruolo di Libreria e Libraie indipendenti.»


Il Caso                                           
Dopo la infelice disavventura del Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, abbiamo potuto constatare ancora una volta come in Italia si manifesta la teoria politica-clericale: “ SI SA CHE ESISTE MA NON SE NE PARLA”.
Quanti uomini, famosi e non, andranno con le trans a pagamento e non lo sappiamo? Forse non lo sapremo mai, perché chi ha soldi se la può permettere, una scappatella.  E’ la legge del capitalismo.
Uno dei più importanti astro-fisici del mondo è sposato con una donna transessuale brasiliana ed un altro genio dell’economia  è anch’egli sposato con una donna transessuale. Non si sanno i loro nomi, perché nei paesi dove vivono c’è molto rispetto per la privacy.
In Italia non c’è ancora la consapevolezza di quanto è importante la privacy, né di quanto sono importanti le parole cristiane “ Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Inoltre, si fa molta confusione con i concetti di vita privata e di vita pubblica e si tiene ben riservata  la vita privata di un uomo pubblico, non per rispetto, ma per tenere certe informazioni riservate, come uno  strumento di ricatto, da usare quando conviene all’avversario.
C’è poi il problema, per così dire, dell’entità dello scandalo: è molto più comune (e tollerato) per gli uomini accompagnarsi con donne (biologiche) a pagamento, perché si offre un’immagine di maschio virile. Viene in mente la figura di Benito Mussolini
Ma quando  la donna è trans, si scatena la tempesta  e si viene veramente sputtanati come bisessuali: le più colpite sono le trans, che vengono messe al rogo senza pietà. Si scrive nei giornali “un travestito” o, meno offensivo, “un trans”, per confermare che sono maschi.
Secondo me, è l’atteggiamento tipico di un paese dove le nostre pulsioni sessuali sono represse da circa 2.000 anni: siamo costretti  a crescere con l’idea che esistono solo due sessi, il maschile e il femminile, e un solo orientamento sessuale, quello etero. La trasgressione deve essere consumata di nascosto.
Il male di tutto questo è l’ipocrisia ed il proibizionismo che nelle nostre  istituzioni, puramente clericali, sono molto diffusi. Si vede molto bene, sottilmente e artisticamente, nei film di Federico Fellini.
Contesto l’impostazione politico-sociale di abbinare la transessualità alla prostituzione: sembra quasi che tutti  ignorino che esistono pure transessuali che non si prostituiscono e nessuno immagina quali difficoltà incontrino queste persone nel trovare un lavoro o una casa in affitto.
Comunque, alla famiglia del Signor Marrazzo va tutta la nostra solidarietà.
E anche alle persone transgender coinvolte in questo accanimento politico-giornalistico.

Leila Daianis
Associazione Libellula  (www.libellula2001.it

Lavagna nera - 1                                                                  
Solo quattro righe – per non essere noiosi – ma di certo bastano a scoperchiare la pentola. Una pentola dove c’è ansia, insofferenza, delusione, sogni bruciati e un pizzico di rimpianto.

«la fantasia al potere» «una risata vi seppellirà» «tremate, tremate: le streghe sono tornate!»: sono solo alcuni degli slogan che hanno colorato i muri delle nostre città, ieri. Appena ieri.
Il celebre 68 e gli anni Settanta, quel periodo della nostra vita che ha poi assunto i connotati della violenza, “gli anni di piombo”, quando la P38 ha preso il posto delle bombolette spray. Sull’idealismo dei nostri vent’anni, di quell’adolescenza lontana, è scesa la nebbia torbida della repressione che ha spazzato tutto con la violenza di uno tsunami. Senza alcun discernimento si è fatta tabula rasa su una stagione di ideali e di cambiamento, sul sogno di un cambiamento.

L’orologio ha seguitato a ticchettare, quel meccanismo che non conosce pause
ha continuato ad avanzare; a noi sono comparsi i primi capelli grigi e quando ci siamo guardati intorno, quando con curiosità abbiamo osservato le nuove generazioni siamo stati assordati dal loro silenzio.

Questo nuovo secolo, che non ha ancora connotati ben definiti, è però preda di continui attacchi virali: prima la Sars, ora l’influenza A, e tra un’epidemia e l’altra si è diffusa tra le persone l’indifferenza, un atteggiamento contagioso che spesso sfocia nell’insofferenza.
Provate voi stessi: indifferenza per gli altri – siano essi consanguinei o migranti, che si trasforma in insofferenza, e quindi in intolleranza, violenza, follia.

Anno 2009 dell’era comune: mentre la follia silenziosa contagia ampi strati della popolazione, senza differenze di età o di condizione sociale, noi non possiamo rassegnarci al rimpianto.
Noi siamo i figli di quelle generazioni che - sopravvissute a due guerre mondiali, stermini di massa e dittature – avevano dei valori, credevano negli ideali. E volevano cambiare il mondo, costruire un mondo migliore. I have a dream disse Martin Luther King prima di essere ucciso ma noi, crescendo, lo abbiamo dimenticato e, quel che è peggio, non siamo stati capaci di trasmetterlo alle generazioni che ci hanno seguito, ai nostri figli.

Noi abbiamo generato individui teledipendenti, che professano la filosofia del consumismo e adorano il dio-cellulare. Infastiditi dal pensiero, ricercano in modo esclusivo il piacere personale, l’edonismo in ogni sua manifestazione.
Non siamo stati in grado di passare loro il testimone.
Cos’è questo “testimone”?
Semplicemente una condizione dell’anima.
Dell’anima che cresce, si evolve, pratica la curiosità, lo studio, la ricerca, dell’anima che non si accontenta della mera sopravvivenza, ma usa di se stessa per cercare di alimentare lo sviluppo, la crescita del benessere, della giustizia per la specie tutta.

Per quest’anima che brucia, che non può sopportare il rimpianto, che è stata persino capace di volare, noi oggi dobbiamo rimboccarci le maniche e tornare a essere maestri per le generazioni che verranno. Questo testimone che stringiamo tra le mani, questo testimone che non siamo riusciti a passare non può andare smarrito, in un canto.
Lo dobbiamo impugnare, restituendogli senso e significato, arricchirlo con il nostro ideale, quello che ci ha aiutati a crescere e a resistere nel vento della vita, e compiere il gesto di consegnarlo loro, definitivamente.
Il Nido della Fenice
                                                                == l'intervento di Giovanni, leggi ==>>

(partecipate inviando un'e-mail a : poste@nidodellafenice.it)

Le librerie chiuse di Milano diventano un caso nazionale «Aiutateci, come in Francia»

L' ultima vittima A Milano sta per abbassare la serranda «Fata & Celeste», libreria per bimbi
aperta con il cantante Gianni Pettenati. Altri casi da Firenze a Palermo
- morte di una libreria
(...) Se e quando un libro racconterà la vicenda della Libreria di Porta Romana, a Milano, in questa storia conteranno  i dettagli: 32 anni di «buona volontà» e in fondo l' epilogo segnato da «motivi economici e finanziari». Si chiude bottega, l' ha annunciato ieri al Corriere il titolare, Aldo Palazzi: «Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative». Il momento: librerie «schiacciate tra caduta dei consumi e stretta creditizia», commercianti «strozzati dagli affitti», negozi storici svuotati «dalla concorrenza e dagli sconti di catene editoriali
e supermercati». È una questione di regole, sostengono i piccoli e indipendenti: «Non siamo tutelati». A Milano, negli ultimi mesi, hanno chiuso prima gli Archivi del Novecento e poi la Libreria del Giallo. Porta Romana è la prossima. (...) L' annuncio funebre in corso di Porta Romana apre la riflessione sul rapporto tra impresa e cultura, tradizione e distribuzione, scaffali di legno e catalogo Amazon, vita di quartiere e rete Internet. (...) In Italia, tutto divide. Anche i libri. I quasi cento commenti sul sito del Corriere si riassumono in due categorie. La prima, romantica: «Salviamo le piccole librerie, hanno un' anima». La seconda, realistica: «Non basta, un po' moralisticamente, dichiararsi indipendenti per farsi preferire alla grande distribuzione». Seguono analisi sui costi, i servizi, i tempi che cambiano. Brunello Cavalli è un piccolo editore (Sbc): se le librerie saranno sostituite dai grandi marchi, sostiene, «verranno privilegiate sempre più le politiche legate ai nomi di richiamo (veline, calciatori, politici) e sempre meno le scelte di qualità. La colpa, forse, è anche di noi editori minori che non abbiamo saputo far fronte comune».
Armando Stella ©

  Per leggere l'articolo integrale vai in ==>    Armando Stella su Corriere.it

 

              Anarchia o della meravigliosa utopia...
                  il giorno in cui il mondo intero sarà anarchico
                        vorrà dire che il "male" è sparito e l'umanità
                        vive serena e in pace,
                        senza discriminazioni e soprusi.

                        Sibilla

     Spazio Iran
                 Alla luce della tragedia di questi giorni, ospitiamo una piccola testimonianza di quanto accade alle nostre sorelle e fratelli

            in Iran ==guarda=>>


                Buon viaggio Eluana,

                         nonostante tutto sei riuscita a rompere le catene                                
                         e ad andartene da questo mondo ingiusto

                         e capace solo di strumentalizzare tutto...
                         M.Z.
 

 Eluana… e noi                                                                              (10 febbraio 2009)

        Eluana è morta.
        Il suo cuore ha cessato di battere, i suoi polmoni di respirare, la sua vita è… La sua vita si era conclusa 17 anni fa, dopo un tragico incidente.  Quella di ieri è stata la fine di un calvario che “grazie” alle moderne tecnologie si era protratto oltre ogni morale possibilità. 

        Prima ha dovuto attendere per 17 anni che un tribunale italiano la autorizzasse a scegliere per il suo futuro la bella morte – ciò che letteralmente significa, per ironia della sorte, eutanasia – poi ancora mesi di dibattiti e di appelli, e quando finalmente le è stata data facoltà di morire, per rispetto alle Leggi, è dovuta sottostare a modalità barbare e crudeli. Non una semplice iniezione grazie alla quale addormentarsi per sempre, NO. Per rispetto alla Legge ella è stata sottoposta a “un protocollo” che interrompendo l’alimentazione e l’idratazione forzate le aprisse la strada verso quel destino che da 17 anni le era interdetto artificialmente. 
Ma dove siamo, in quale Paese del quinto mondo? Chi siamo noi che osiamo imporre questa Legge a un essere umano, a un libero nostro simile?

        Noi che facciamo e disfacciamo le Leggi a seconda degli interessi politici prevalenti…
        Noi che “interpretando” le Leggi a nostro comodo scarceriamo chi ha violentato e ucciso… Noi che ci facciamo interpreti di una volontà divina che non possiamo neppure lontanamente immaginare…
       Noi che per ipocrisia non autorizziamo l’eutanasia, ma la pratichiamo in silenzio e persino con naturalezza per coloro che hanno la fortuna di disporre di denari e conoscenze…

                                                                                                                                         = segue ==»

                                                                                                               


  Sei gay?
Allora ti condanno alla morte per lapidazione con la benedizione papale!

Vergogna.                                                                                                    
E’ questa la mia prima reazione alla notizia che campeggia sulle prime di tutti i quotidiani, che gli speaker televisivi e radiofonici ripetono da ore come un’incessante giaculatoria. Eppure il mantra della ripetizione non affievolisce il dolore, la repulsione e l’indignazione che provo.
Cerco di ragionare e rintraccio una logica in questa posizione del Vaticano, la stessa che sul Catechismo della Chiesa cattolica (opera peraltro redatta sotto la supervisione di papa Benedetto XVI, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) è assunta nei confronti della pena di morte.

«
2266: Difendere il bene comune della società esige che si ponga l'aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, l'insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte.» (Catechismo, edizione del 1997)

A questo punto è naturale chiedersi come una simile dottrina possa definirsi una religione (dal dizionario Garzanti, traiamo la seguente definizione per religione:  complesso di credenze e di atti di culto che esprime il riconoscimento da parte dell’uomo di un ordine superiore, in particolare della divinità, intesa per lo più come creatrice, reggitrice e fine supremo dell’universo […] sentimento profondo di riverenza e di devozione per qualcuno o qualcosa e il conseguente comportamento di coerente rispetto), un culto predicato per essere di sostegno e conforto all’umana specie.
C’è un proverbio che calza a pennello a questa presa di posizione dell’apparato clericale del cattolicesimo: il lupo perde il pelo ma non il vizio
Difatti è nella storia dei secoli scorsi quanto compiuto dalla Santa Inquisizione, ai danni di presunti eretici, streghe ed ebrei, a scienziati ed astronomi, un nome per tutti: quello di Galileo Galilei.
Qualcuno potrebbe tentare una difesa dell’istituzione apostolica, facendomi notare proprio a proposito di Galilei che il precedente pontefice aveva chiesto scusa allo scienziato, ma purtroppo lui non era più tra noi per raccogliere questo tardivo pentimento.
E oggi?
Per quanto pubblicato in questi giorni, sappiamo che le pene inflitte in certuni Stati alle persone accusate di omosessualità sono di vario genere... Un gay e una lesbica possono essere incarcerati – da 2 a 10 anni, a seconda delle legislazioni – e in questo caso possono dirsi fortunati, visto che in altri Paesi si arriva alla condanna a morte, anche per lapidazione. E soggiungo con la benedizione di Santa Romana Chiesa.
Vergogna!
Vi è qualcosa di estremamente contraddittorio nella posizione di chi difende a ogni costo la procreazione (anche a rischio della diffusione di epidemie quali ad esempio l’AIDS), il diritto alla vita di un ovulo di pochi giorni, e poi sancisce il diritto di esercitare la pena di morte e la legittimità di giustiziare chi ama persone del suo stesso sesso.

C’è sangue sugli altari di questa chiesa, e non è certo quello sparso da Gesù sul monte Calvario; oggi il sangue di quell’antico profeta, che predicava – prima di tutto – di amare il prossimo come se stessi, è disonorato. Colui che aveva insegnato il significato profondo del Perdono, è stato reinterpretato alla luce della dottrina post-conciliare. Le sue parole e i suoi gesti d’amore sono sepolti sotto i dogmi e gli assiomi elaborati da individui senza amore e senza pietà, individui resi sterili dal loro stesso meschino modo d’essere.
"Io ti condanno nel nome del Padre, del Figlio e..."

Ciò che comunque più mi stupisce e mi addolora è il silenzio.

Aldilà della scarna comunicazione dei fatti – che comunque fanno notizia e quindi audience – nessuno si prende la responsabilità di controbattere alla presa di posizione di Santa Romana Chiesa, non vedo cortei sfilare nelle vie delle nostre città, non sento l’annuncio di scioperi della fame; nessuna coalizione di intellettuali né di uomini di cultura ha imbracciato con forza lo stendardo delle loro idee, le bandiere della Libertà non sventolano da nessuna finestra, e nessuno si è incatenato davanti a San Pietro. Tacciono le autorità politiche e istituzionali, tacciono le donne e gli uomini della nostra cultura, l’Italia tutta è schiacciata sotto un silenzio insostenibile.
Morgana

Rabbia e dolore
Un profondo dolore e una immensa rabbia. Dolore per tutte quelle persone condannate a morte o al carcere da Santa Madre Chiesa e una immensa rabbia nei confronti di questa stessa Chiesa che dovrebbe predicare amore, compassione e pietà e invece non solo condanna ma chiede anche agli altri di unirsi in questo "banchetto" di morte.
E' da questa mattina, da quando ho sentito la notizia, che continuo a ripetermi, non è possibile, anche in questo caso la Chiesa pone il "dogma" prima della vita umana, esattamente come fa per l'Aids, negando l'uso del preservativo in continenti dove il contagio è assicurato. Non è possibile, e la mia mente corre alle battaglie in difesa della vita, contro l'aborto; ma allora la vita delle persone omosessuali non vale proprio niente, allora queste persone possono soffrire, morire tanto sono solo peccatori... 
Vorrei guardare negli occhi Benedetto XVI e tutte quelle persone che hanno emesso questa condanna, e vorrei chiedere loro: ma pensate davvero di agire in nome di Dio? Ma siete davvero convinti che Dio approverebbe questo vostro comportamento?
Io non ci sto e mi piacerebbe che anche tante persone si indignassero per questa assurda presa di posizione di Santa Madre Chiesa...
Sibilla                                                                                                                                               3 dicembre 2008

Altre pagine, altre voci =»


   Il dono della Speranza
Mentre scrivo, il nome di Barack Obama rimbalza dalle testate dei giornali alle voci degli speaker in collegamento via satellite per le televisioni e le radio di tutto il pianeta.
E io voglio approfittare di questa occasione – definita dai più “storica” – per esprimere la mia opinione che come sempre non vuole essere politica ma anzi si propone di travalicare qualsiasi considerazione e valutazione di carattere politico.
Se in queste ore io prendo la penna in mano, difatti, è per inviare il mio silenzioso applauso al nuovo presidente degli Stati Uniti per l’inequivocabile merito che mi sento in dovere di riconoscergli: l’aver restituito a milioni di americani, ma non solo, la facoltà di sognare.
Non è per la condivisione del suo programma politico né per l’attesa di riforme delle quali non conosco la reale portata né la fattibilità ad accendere in me l’entusiasmo, è ben altro: qualcosa che va al di là di riforme e programmi, di slogan e ideologie.
E’ qualcosa di cui avevamo perso il gusto: l’abitudine a sognare.
So che si sono versati fumi di inchiostro sulle novità di queste elezioni, sul cambiamento che potrebbero portare… Ma il cambiamento per me è nella radicale inversione di marcia cui abbiamo assistito: in una nazione dove il dio del Consumismo determina ogni singolo atto e pensiero, c’è stato un guizzo inaspettato che, generando un tam tam inarrestabile, ha coinvolto via via strati sempre più ampi e differenti della popolazione: anziani, che avevano seppellito tra i ricordi di gioventù la speranza, sono tornati ad impugnarla e ad insegnarla a nipoti che non ne avevano mai assaporato il gusto. Negli sconfinati territori americani – mentre qui da noi si continuano ad intessere le ragnatele di un dibattito sterile ancorché arido – si è mosso un vento leggero ma tenace: il rinato sentimento della speranza. Milioni di americani sono andati a votare senza bisogno di tapparsi il naso, non per punire i privilegi di una “casta” né per evitare il peggio… Ma perché nei loro cuori e nel loro cervello rimbalzava un ideale, finalmente una nuova speranza nel futuro, nella possibilità di… La possibilità di cosa io non lo posso sapere, ma è certo che ognuno di loro si è mosso con entusiasmo perché Barack Obama ha consegnato loro la speranza di uno, cento ideali.
Alcuni uniranno a “possibilità” un sostantivo, altri un altro, a me in questo momento non interessano i dettagli ideologici sottintesi alla politica del nuovo presidente degli Stati Uniti, gli auguro di riuscire, ma per me resta fondamentale una cosa: egli ha avuto l’indubbio merito di aver consentito alla Speranza di tornare ad esistere innanzitutto come possibilità.
Una lezione per noi europei, ma anche per le “caste” politiche che dominano il nostro mondo.
Se poi Obama riuscirà a dare radici e concretezza al suo programma, se egli potrà trasformare la speranza in diritti e reali benefici per gli uomini e per le donne di questo pianeta, se…. Questo è un altro discorso che riguarda le sue capacità di leader e di politico.
Ma il dono della speranza, che lo “smilzo hawaiano” ci ha fatto, resterà nel nostro cuore, tra i ricordi più belli di questo nostro passaggio sulla terra…

Sibilla & Morgana                                                                        
                                    Roma, 5 novembre 2008

                                                                                             Altre pagine, altre voci ==»


   Noi donne
 
Pochi giorni fa ho letto una notizia sul giornale che mi ha lasciata senza parole. In realtà è stata la reazione stessa della persona che avevo accanto mentre leggevo la notizia a voce alta, che mi ha turbata e mi ha spinta a ragionare sul mio essere donna in questo mondo. Leggevo di una donna esattamente della mia età (33 anni) che in Somalia è stata lapidata per aver tradito il marito.
Leggevo e accanto a me c'era un' altra donna. Che ha raccolto la notizia con uno sguardo triste ma abituato. Siamo abituate. Sono rimasta con il giornale tra le mani e l'ho guardata andare via e tornare a fare le sue cose.
Eppure questa notizia mi gira in testa e nel cuore da giorni. Tante altre volte ho letto di donne che rinunciano al loro diritto di vivere e di essere libere, felici, di scegliere il diritto di essere ciò che sono veramente... Eppure questa volta è diverso. Non riesco a non pensare a questa donna. Alla sua morte assurda. Al dolore.
Non riesco a smettere di pensare a lei. Mi dico che se c'è una donna che muore così, allora molti uomini nel mondo sono d'accordo, chiudono gli occhi davanti alle ingiustizie e si girano dall'altra parte. Tacitamente tutto ciò è permesso... tutto ciò va bene.
Non è il solo fatto che questo accade, è il silenzio. é leggere una notizia così e continuare a leggerne tante altre.
E' l'ipocrisia degli uomini che sono tacitamente uniti da un unico pensiero che non sente queste morti dell'essere che li ha creati, come la più forte violenza sulla vita, come la più grande negazione della dignità umana.
Questo stato mentale crea lo stato attuale delle cose, lo stato della donna: meritevole passiva di violenza e di giudizio, meritevole di una violenza che si perpetua nei secoli e nelle generazioni.
Questa realtà apre la strada al sopruso. Dalle donne bambine alle donne adulte. Ma essere donna è una forza grandissima e finché non lo sentiremo noi donne profondamente nelle nostre preziose vite, come potrà cambiare questa situazione?
Noi non potremo mai essere libere da arbitrarie punizioni maschili che si ripetono da secoli, finché non saremo noi a liberarci dai sensi di colpa, dalla paura dei giudizi. Dal timore a volte di dire anche solo ciò che si pensa. Sul lavoro, a casa, con gli uomini che ci stanno accanto. Ogni giorno.
Io penso fermamente che finché al mondo ci sarà una donna che muore, che viene limitata nelle sue azioni o nei suoi pensieri, che ha paura per sé e per i suoi figli, che vive per proteggersi da qualcuno, allora nessuna donna nel mondo sarà veramente libera.
E ho il forte desiderio di mettere al mondo un giorno una figlia che non avrà paura, di camminare da sola per la strada, di essere sé stessa totalmente, di non leggere mai quello che ho letto io sul giornale. Libera di sentirsi prima di tutto un individuo.


Rachele Zacco


   A proposito della libertà d'opinione...
Nelle scorse settimane, a seguito della manifestazione dell'8 luglio "No Cav." svoltasi a Roma, l'attrice Sabina  Guzzanti ha dato vita, durante il suo intervento a piazza Navona, a un attacco satirico contro Papa Benedetto XVI.
Mentre leggevo i contenuti della Guzzanti ("vada all'inferno tormentato da diavoloni frocioni") e  l'eco delle reazioni suscitate, non ho potuto fare a meno di rammentare la celebre frase di Voltaire: «
non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere».
Cosa mi ha suscitato  questo ricordo?
In tutta onestà - sulle orme del buon Voltaire - devo per prima cosa precisare che non condivido affatto la satira di Sabina Guzzanti, per i toni e per il contenuto soprattutto. A mio avviso sono ben altri e ben più gravi i temi su cui potrebbe focalizzarsi una satira riguardo Joseph Ratzinger...
Così che augurargli l'inferno e una discutibile compagnia con cui condividere lo stesso, mi sembra denoti da parte dell'attrice romana mancanza di idee e di fantasia. Ma...
    Ma è assolutamente inconcepibile che Sabina Guzzanti sia finita nel registro degli indagati per offese al Pontefice. Una vicenda che il 4 ottobre scorso ha visto la Procura di Roma chiederne però l'archiviazione, dopo che il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha deciso di non concedere l'autorizzazione a procedere.  In Italia, purtroppo, è difficile che chi commette un reato sconti la
"giusta pena", dato che non vi è "certezza della pena" , ma in questo caso - visto che si trattava di un "reato d'opinione"  - un reato che, secondo noi, per sua  stessa natura, non dovrebbe esistere in un ordinamento civile e moderno - è bene che sia "scomparso" dagli intasati incartamenti della Procura.

     Ancora una breve annotazione sull'"uscita" della signora Guzzanti.
Avrebbe fatto di sicuro piacere ai più se lei avesse evitato nella sua esibizione quell'inopportuna e volgare citazione riguardo i cosiddetti "frocioni". Al di là del destino augurato al Papa, che dovrebbe incontrarli all'inferno, ci spiace che l'attrice romana usi ancora certi vocaboli per descrivere "persone diverse" dagli eterosessuali. Trovo che "frocioni" sia un insulto di basso livello, volgare e che purtroppo il suo uso riveli inequivocabilmente la filosofia di vita professata dalla signora Guzzanti.
Motivo per cui io - pur difendendo il suo diritto di espressione - mi guarderò bene di condividere le sue cosiddette battaglie, nel presente come in futuro.

     Cordiali saluti, Morgana


   Il mio esser ciò che sono, o che dir si voglia, pagana...
Non sono wikkan e non mi sento di appartenere a una corrente in particolare del neo-paganesimo, insomma, non mi sento una strega, non prego il Dio, la Dea, non uso candele o faccio cerchi. Ciò che mi accomuna però a tutte le persone che, negli infiniti modi di vivere questa realtà, infiniti quante sono le singole menti, si avvicinano a tali riflessioni, è il rapporto con la natura nella sua completezza.

Io vivo la natura, nelle sue infinite sfaccettature, come una meraviglia (o meglio per l’uomo alcune volte farei un’eccezione!), come una forza maestosa e materna, uno spettacolo che mi incanta in ogni sua manifestazione, dalla più piccola alla più grande, dalla più fragile alla più terribile.

Mi sento partecipe di un equilibrio di forze e di energie che muovono ogni cosa e da sempre, e che sarebbero, se l’uomo non fosse così preso dalle sue manie antropocentriche per cui su tutto vuole metter bocca e mano, assolutamente perfette, nel bene e nel male.

Ciò in cui credo nasce spontaneamente da ciò che sento.. è il cuore che mi batte all’impazzata se mi perdo nel sole al tramonto, o al suono delle onde del mare; è la pelle d’oca nel lasciarmi andare, e salire con lo sguardo dalle radici fin sopra la punta più alta della cima di un albero, avida di ogni suo centimetro, di ogni sua foglia, mi diverte osservare la fantasia dei rami, come si intrecciano creando delle figure assurde, mi incanta come mi parla, la sua saggezza, mi nutro della sua linfa solo a guardarlo. Ciò che sento.. è un sentimento di pari dignità se guardo negli occhi un animale, l' emozione pazzesca nel sentirmi un puntino in mezzo alle montagne quando vado a fare le passeggiate tra i monti, lì mi sento veramente in comunione con ciò che mi circonda e che io “circondo”, come dire, mi sento parte integrante di un mistero maestoso. Ciò che sento.. è lo stupore e la freschezza nel vedere l’acqua di un ruscello giocare con le pietre del suo letto e accarezzarle delicatamente modellandole dolcemente. Ciò che sento.. è un grande rispetto per il "TUTTO", che tutto E' - che da tutto è contenuto - da cui tutto viene - da cui tutto è formato - in cui tutto ritornerà, per continuare il ciclo infinito della vita e delle sue infinitamente piccole e versatili particelle.

Ciò che sento.. è che sono parte di questo TUTTO e con questo vorrei essere in comunione e in comunicazione il più spontaneamente e sinceramente possibile.

Non riesco a concepire delle divinità, tanto più se antropomorfe. Vengo da una famiglia molto cristiana, ho avuto tanta fede in passato, non ero di quelle persone che va a Messa una volta all’anno e non pregavo se non con commozione e convinzione il mio dio.. ma da allora, MOLTE cose sono cambiate e forse, è anche per questo, che proprio non riesco a legare in nessun modo “ciò che sento” alla figura, seppur totalmente diversa, di un dio o una dea. Per me è natura e basta, è ENERGIA e basta!

Quel che ora posso aggiungere riguardo la Dea, è che: "Dio creò l'Uomo, a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina." Quanti errori di interpretazione, in malafede, ci sono stati del cristianesimo! Secoli e secoli di buio, di ignoranza e di disequilibrio, di mancanza e di negazione, di malessere e di cattiveria verso se stessi, verso l'intero genere umano, e per cosa? Per il potere, per gli aspetti più abietti del Logos. “Dio li creò: maschio e femmina”, siamo fatti per esser insieme, Yin e Yang, ognuno con le proprie qualità e debolezze, pregi e difetti, ci compenetriamo vicendevolmente e completiamo l'uno con l'altro e senza "la nostra metà della mela" non potrà che esserci caos. L'evoluzione o meglio, l'involuzione, filosofica-religiosa-politica-storica e sociologica, ci ha portato al caos. La "femmina", e non vuole esser un'accusa di parte, è stata bandita e maltrattata, e il suo carnefice, nel mentre, non si è reso conto di esser lui stesso, essendo parte di lei, vittima dei suoi deprecabili atti.

Il tempo e la natura, a quanto pare, però, rimangono sempre fenomeni incontrollabili e ingovernabili. Le menti, seppure dopo secoli di infimo "lavaggio del cervello" stanno riscoprendo e riconoscendo quel tassello mancante, quell'equilibrio svanito, e sempre più avide ne reclamano a gran voce il dignitoso ritorno. Questo, a mio avviso, sta accadendo, tra film, libri e "religioni" modaiole ma anche nei cuori dei più sinceri animi che, sentendosi mancare qualcosa, sono alla ricerca "dell'unione che fa la forza" che è esistita, esiste e che era stata persa e messa a tacere.
Ciao, Chiara


p.s.
Consiglio a tutti la lettura del libro: Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi, 1982, Milano.

 

  
    L'amicizia
 
Da piccola e poi, via via, con l'accrescersi degli anni, mi sono trovata a confrontarmi sempre più spesso con questo celebre sostantivo: amicizia.
Dopo le salite dell'adolescenza mi ero stabilizzata: per me l'amicizia non esiste. E così ho vissuto - in modo forse povero - sino alla maturità.  Certo a tratti inciampavo ancora in lei, nel suo alone suggestivo e stimato, ma sentendola più come un oggetto di altri che non una cosa che potesse  appartenermi.
Per capire, per assaporarla davvero, dovevo incappare nelle difficoltà della vita e guardarmi intorno.
Sono stata messa alla prova, sono caduta nella polvere, ne ho assaporato il sapore argilloso che unito a quello salato delle mie lacrime era davvero un pessimo cocktail...
E poi... e poi l'amicizia è entrata nella mia vita.
Uno, due e poi tre e quattro, e dieci e venti e poi non li ho contati più: amici e amiche, mani tese, e cuori che battevano (e battono) all'unisono con il mio secondo diverse sfumature e intensità, perché ogni amicizia è unica.
Ora ci sono amici che vanno e vengono, cui a tratti non riesco a rispondere con l'attenzione che ognuno di loro merita, che costringo a stare pigiati - stretti stretti - nel mio cuore, ma quante "anime belle" (come direbbero i Romantici) ho raccolto intorno alla mia.
Ancora fatico, la mia ascesa è sempre in salita, qualcuno si avvicina e mi canta il suo sentimento, qualcun'altro mi seduce e poi mi tradisce, ma ora io sono liberata, sento che il cammino di amore che ho iniziato è una strada luminosa e percorribile. L'amicizia esiste.

C'è qualcosa di magico (o di soprannaturale) in tutto ciò che accade, non mi chiedo il perché, il come, non mi interrogo più di tanto se io lo abbia davvero meritato... Accade!
  Morgana

                                                                                            == altre "opinioni" sull'amicizia==»

        

   

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