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       Inviati dal Mondo:

     Sguardi sul Brasile
          
a cura di Paolo Vittoria

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    Cartolina del 26 giugno 2009
         
A noite do amor, do sorriso, da flor
         
La notte dell’amore, del sorriso, del fiore



La notte di Rio


La notte di Rio è un insieme di voci che si confondono e creano suoni, ritmi, disarmonie. Cambiano tono, si attenuano, sussurrano, raccontano, quindi strillano, si esaltano, stramazzano.
Senti il marino del vento che viene da Copacabana, Ipanema, dalla costa che ammicca alle montagne somiglianti a enormi tronchi radicati nel mare. Rio è una città cantata dal mare. Lo specchio dell’acqua di giorno rende il cielo più chiaro, ne sfuma i colori, abbaglia le luci ... di notte invita alla calma, all’attesa, a volte all’euforia.
In uno dei locali d’incontro notturno siede un uomo con la sua birra. Gli occhi brillano un po’ di luci carioca, lo sguardo profondo sembra indicare pensieri, progetti, costruzioni che appartengono a quel momento, ma definiscono altri tempi e luoghi. Si chiama Vinicius, ha dei sogni che sta realizzando, ma anche grandi preoccupazioni, come il pagamento dell’affitto.
Ha appena finito di comporre un poema che si chiama “Orfeu da Conceição”, rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice. Ripassa le scene del poema, rilegge con la mente il testo, immagina lo spettacolo, ragiona sul pubblico … ormai assente dal tavolino e aggrappato soltanto alla sua birra si vede già in scena … ma viene interrotto da una voce entusiasta: “Oì Vinicus, ti presento Tom … Tom Jobim”. 



Tra Tom Jobim e Vinicus de Moraes nasce una collaborazione che segna la storia della musica e della cultura brasiliana. Non solo la colonna sonora di Orfeu da Conceição, ma musiche e parole di “Eu sei que vou te amar”, “Garota de Ipanema”, sono frutti del loro incontro.


 

Gli anni Cinquanta 

Siamo negli anni Cinquanta, decade che ha segnato l’innovazione nella storia di una cultura che scandiva il ritmo di cambiamento di un Paese, segnato dal conservatorismo, dall’esclusione razziale, dal servilismo.
Il pallone, come spesso accade, cavalca queste onde e porta la gioia nelle case, nelle piazze, nelle viuzze e nelle campagne. Il 7 luglio 1957 un ragazzo di sedici anni esordisce al Maracanà con la maglia verde-oro. L’anno dopo vince un mondiale … altri quattro anni e si ripete ….Edson Arantes do Nascimento: in una parola, Pelè.
Si diffonde il cinema nuovo, che registra l’altra faccia del Paese, le violenze, le esclusioni, la sofferenza, la criminalità. Registra e denuncia. Il cinema denuncia, la musica annuncia … un mondo che verrà, che sarebbe potuto essere, se nel 1964 un gruppo di militari appoggiati da “qualche” super-potenza occidentale, non avesse preso il potere con un golpe e represso la cultura, la politica, la società che cercava di cambiare.
Gli anni Cinquanta e Sessanta segnano un movimento, un’epoca di movimenti: il movimento dell’educazione popolare, il movimento della musica popolare, il movimento del cinema nuovo, il movimento di alfabetizzazione degli adulti, il movimento di teatro sperimentale.


Il lirismo della bossa

La bossa nova è un movimento, ma non per questo è programmato, teorizzato, studiato. E’ un movimento costruito da aggregazioni, armoniche e disarmoniche, di persone, luoghi, stili, idee, percorsi, suggestioni, case … si case, perché la bossa nasce e cresce nelle abitazioni di musicisti della zona sud di Rio, tra Copacabana, Ipanema, Leblon, Tijuca: quartieri che guardano il mare. La voce non è alta, i toni sono bassi, una delle ragioni è che le mura non erano così spesse e si sussurrava la musica per non invadere le case dei vicini. Case della giovane borghesia universitaria di Rio che ripensava il potere e musicava la relazione tra luoghi, ispirazioni, atmosfere, incontri, amicizie, innamoramenti, evasioni, politiche. Una delle case fondatrici della bossa nova era quella di Nara Leão, musa della poesia, grande cantante, una delle prime donne ad “impugnare la chitarra” in Brasile. Bossa nova … maestria, voce, battito nuovo, che contamina i ritmi tradizionali dello “chorinho” e del “samba” con il jazz ed il swing degli Stati Uniti, ma anche con la musica popolare del nordest brasiliano. Ritrae ed invoca un clima di modernizzazione, un’armonia in evoluzione, canta la bellezza e contamina i tempi, i luoghi, i significati del ritmo. Billy Blanco e Tom Jobim già nel 1954 scrivevano insieme Teresa da Praia, una sorta di canto che precede la Garota de Ipanema. La bossa gioca con le parole, sdrammatizza con un tono profondo e ironico: il Lobo Bobo (Il lupo ingenuo) è quasi una parodia delle filastrocche. Così, la bossa risuona come intrisa di lirismo, ma sfacciatamente anti-letteraria, ludica e poetica, narrativa e paradossale.
Il giornalista Ronaldo Boscoli ne comprese l’importanza e contribuì con le parole, scrivendo testi, creando relazioni, portando nella melodia la sua esperienza giornalistica. Creò sul carattere lirico e ludico, parole profonde. Newton Mendoça con Tom Jobim compone “il samba de uma nota só”, che racconta attraverso le parole tutto quello che sta creando con la musica: una sorta di cronaca musicale.


A noite do amor, do sorriso, da flor 

 
C’è un evento che ne segna la nascita della bossa: la Facoltà Cattolica di Rio invitò artisti già conosciuti come Carlos Lyra, Tom Jobim, Vinicus de Moraes, João Gilberto a tenere un concerto … del gruppo faceva parte anche la cantante ed attrice Norma Bengell. Il rettorato della PUC vietò la partecipazione di Norma, perché in un suo disco appariva quasi nuda: si creò uno scisma. Si replicò il concerto con Norma nel Teatro d’Arena, vecchia facoltà di Architettura. Il cortile si riempì in modo inaspettato … fu una vera e propria partecipazione popolare di donne, uomini, bambini come la figlia piccolina di Vinicus che entrò in bicicletta.   
Il concertò si chiamò “A noite do amor, do sorriso, da flor” .. la notte dell’amore del sorriso, del fiore .. una notte ancora aperta e cantata dalle note della bossa nova che tranquilla, rispettosa, quasi silenziosa …  ha creato un rumore enorme nella cultura brasiliana e mondiale. Una notte che ha resistito ad oscurità inquietanti create dalle miopie della Dittatura Militare (1964-1985) e che ci suggerisce delle luci, delle sfumature che trascendono quella musica, quel tempo, quel ritmo, quella poesia, inventando nuove chiavi di lettura del mondo. 

(Paolo Vittoria ©)

 

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    Cartolina del 25 marzo 2009
          A CACHOEIRA DE FLORES
         
La cascata di fiori

In Brasile c’è un uomo che si chiama Oscar Niemeyer: ha 101 anni e si è risposato l’anno scorso, dopo un secolo di vita. Oscar è un architetto straordinario, che ha progettato vere e proprie opere d’arte dalle forme rivoluzionarie, soprattutto nella capitale Brasilia. Uno dei suoi lavori più significativi è al centro di Rio de Janeiro. Un lungo viale di 700 metri con spalti ai due lati che possono ospitare 88.500 persone.
In questo maestoso corridoio, una volta all’anno, sfilano corpi dorati, colori accesi e evocativi, suoni, ritmi … la bellezza che non è di nessuno, ma appartiene al popolo, che se la porta e la sfoggia con orgoglio e passione: la condivide rendendola incastro di immagini che ti trasportano in un’altra dimensione ... carri con draghi, serpenti, sirene, cieli azzurri e notti stellate. Vestiti brillanti, corpi uniti a costruire immagini.
Quest’opera si chiama sambodromo: questa volta l’arte non è tanto nel disegno dell’architetto geniale, ma è in chi lo popola e in come lo popola. Oscar lo avrà capito, dando spazio alla semplicità e lasciando che chi lo gremisce possa essere il vero protagonista.

E’ nel sambodromo che si celebra il carnevale più maestoso del mondo: la festa dell’allegria.
Festa dell’allegria? … Che debba esserci un giorno o una settimana predestinata all’allegria, mi disorienta notevolmente. Generalmente credo che l’allegria abbia sempre un’origine … altrimenti mi lascia sospettoso, diffidente poiché nasconde altro: puro sfogo, delirio, creazione artificiosa di euforia. Non amo i sentimenti forzati.
Il carnevale di Rio mi smentirà clamorosamente? 

Domina il travestimento: uomini mascherati da donne, donne che si trasformano in sirene faraoniche, colori che si confondono con rumori. Forti frastuoni. Tutto bellissimo, eppure la mia impressione è … era … è … che il carnevale non sia il volto più autentico del Brasile, ma un’efficacissima maschera in grado di catalizzare turisti, curiosi di tutto il mondo, proponendosi come macchina mediatica di colori e di popolo.
Meravigliosa, fantasmagorica maschera del Brasile, eppure io il Brasile l’ho sempre preferito quando getta la maschera, quando mostra la cultura popolare nei suoi aspetti più poetici perché più autentici, quando si impegna collettivamente per creare spazi di partecipazione, di arte, di cultura, di politica, dell’educazione  profondi, critici, costruttivi.

Eppure sapevo poco del lavoro che c’è dietro a quelle sfilate di luoghi della fantasia. Realizzare un sogno, dare concretezza alla fantasia, renderla possibile in modo collettivo, non è un lavoro semplice: richiede che ci si dedichi molto, ci si lavori incessantemente e lo si faccia con applicazione, attenzione, disciplina. Altrimenti noi restiamo fermi e il sogno sfugge. Dare immagine a un sogno implica ricerca incessante: mica facile. Se, poi, tende a rappresentare aspetti della storia, della cultura musicale, delle origini di un Paese complesso come il Brasile, la sfida è ancora più vertiginosa.
Le scuole di samba si sfidano per due giorni presentando dei temi – che possono variare dalle origini culturali del Paese, al tema del mare, a quello dei bio-combustibili, alla storia del mondo. A sfilare non sono solo musiche e balli ma ricostruzioni di percorsi fatte attraverso la danza, costumi, coreografie, scenografie.  

Deco, un mio amico, si è trovato ad essere un cigno per una sera. Ha sfilato sul carro, non potendo così sfogarsi completamente ma dovendo seguire indicazioni precise della coreografia per tutto il percorso. E’ stato un cigno per un’ora e mezza, ma si è preparato per un anno intero.
Le scuole hanno un minimo di 75 minuti ed un massimo di 80 miniuti per poter sfilare e far scorrere immagini sulla storia, le culture, l’ecologia, la danza, il ritmo. Se vanno fuori dai margini del tempo, vengono penalizzate. Per ogni batteria c’è una madrina, ballerina di samba e, generalmente sono le sue immagini che fanno il giro del mondo.
Di Deco vestito da cigno, si sa poco.
Dell’anno di lavoro per preparare i costumi, le coreografie, il testo delle musiche, per coordinare le voci e per dettare i tempi a migliaia di persone che sfilano per una scuola di samba … poco e niente.
Del lavoro meticoloso per costruire il riscatto attraverso la danza e la musica … davvero pochissimo.
Delle storia di vita di queste persone, praticamente niente.
Il Brasile dell’allegria carnevalesca mi lascia con un sentimento di nostalgia della realtà.

Restano le immagini, i colori, i suoni. Permangono le sfumature, le confusioni, le miserie, la maestosità, il sorriso. Persiste l’inganno, il gioco, il divertimento, la metamorfosi, la forza di creare. Resiste, oltre il mercoledì, la grande provocazione di una festa di popolo.
I colori che scendono dalle vette dei carri, come lucciole, istanti irrecuperabili, attimi di luci, quasi frastornati dai ritmi rapidissimi ed incalzanti. Allegri e inquietanti.
Cresce la nostalgia della realtà, una strana forma di saudade.

Tornando verso casa, dopo essere stato a guardare nella televisione di un bar le votazioni della giuria che decretava la scuola di samba vincente, richiama la mia attenzione un incanto della natura: i rami forti e fragili, le foglie grandi ed in cerca del sole, qualche foglia magra, qualcun’altra più grassottella, come ce ne sono tante in clima tropicale. L’ombra fresca e accogliente che le foglie creano proteggendoci dalla violenza dei raggi del sole, ma accogliendone la vitalità … e una cascata di colori, tra petali e gambi dei fiori.

Questa felicità no … non finisce il mercoledì. E’ una pace.
Direbbe Qualcuno … “la quiete dopo la tempesta”.

(© Paolo Vittoria)

 

Carnaval, desengano
Deixei a dor em casa me esperando
E brinquei e gritei e fui vestido de rei
Quarta-feira sempre desce o pano
(Sonho de um carnaval, Chico Buarque)

Carnevale, illusione.

Ho lasciato il dolore in casa ad attendermi.

Ed ho giocato, ed ho gridato, da Re vestito.

 Arriva mercoledì e il sipario ormai è caduto.

 (Sogno di un carnevale, Chico Buarque)

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A felicidade do pobre parece
A grande ilusão do carnaval,
A gente trabalha o ano inteiro
Por um momento do sonho
Pra fazer a fantasia de rei,
ou pirata, ou jardineira
E tudo se acabar na quarta-feira
(A Felicidade, Tom Jobim/Vinícius de Moraes)

La felicità dei poveri pare

La grande illusione del carnevale.

Si lavora un anno intero

 Per un momento di sogno.

 Per fare la fantasia del re,

 del pirata, o del giardiniere.

E tutto va a svanire in un mercoledì.
(La Felicità,
Tom Jobim/Vinícius de Moraes
)

 

 

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    Intervista a Paolo Vittoria

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Biografia

            Paolo Vittoria ha iniziato il suo percorso come educatore presso la Fondazione “Casa dello Scugnizzo” di Napoli. Messosi alla ricerca di teorie che potessero .provocare un miglioramento delle pratiche, ha cominciato ad indagare sull’educazione popolare, in particolare sui temi inerenti alla pedagogia di Paulo Freire. Nel 2004 ha cominciato un dottorato in pedagogia presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, svolto in collaborazione con università e centri di ricerca in Brasile. Si è addentrato con sempre maggiore curiosità e profondità nei temi dell’educazione e della società latino-americana, avvertendo la necessità di un confronto con le nostre pratiche, per la costruzione di un pensiero in grado di riconsiderare l’educazione come possibilità di trasformazione della società.

Dal 2008 è titolare di un post-dottorato in politiche educative presso l’Universidade Federal Fluminense di Rio de Janeiro e ricercatore del gruppo ALEPH (Programma di Ricerca sulla Formazione dei Professionisti dell’educazione) di Rio de Janeiro.


Paolo Vittoria è autore del saggio "
Narrando Paulo Freire" , Carlo Delfino Editore 2008, nel quale egli analizza la pedagogia di Paulo Freire partendo dalle testimonianze raccolte in Brasile e proponendo una lettura profonda del suo pensiero che oggi può essere “reinventato” e utilizzato per formare docenti, educatori e formatori in una società complessa e multiculturale.
 

 

 

 

Vittoria

 Contatti:
                
 paolo.vittoria@yahoo.com


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(giornaliste iscritte all’Ordine dei Giornalisti Nazionale)
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